Il diario della vendemmia 2025

25 agosto 2025

Oggi 25 agosto è iniziato ufficialmente il viaggio della nuova annata, con la raccolta delle prime uve di Chardonnay. È sempre un momento speciale, fatto di attesa e di emozione: il frutto di un anno intero di lavoro in vigna prende finalmente la strada della cantina.

Il clima ci ha regalato una giornata ideale: mite, soleggiata, luminosa ma non troppo calda, quasi a voler accompagnare con delicatezza questo inizio. Tra i profumi intensi dei grappoli appena raccolti e il ritmo lento ma costante della vendemmia, si respira l’energia di un nuovo ciclo che comincia.

Ogni acino porta con sé una promessa e noi iniziamo a scrivere il primo capitolo del nostro diario, con la speranza che questa annata sappia raccontare, nel calice, tutta la bellezza e l’armonia che la natura ci ha donato oggi.

26 agosto 2025

Eccola, la nostra Turbiana, pronta per la vendemmia. Ogni acino, dorato dal sole di fine estate, sembra custodire al suo interno un segreto prezioso. Guardandoli da vicino, si intravedono sottili filamenti che percorrono la polpa, quasi fossero vene che alimentano un corpo vivo.

La vite è come un organismo perfetto: le radici sono i suoi piedi ben saldi nella terra, il tronco è la sua spina dorsale, le foglie i suoi polmoni che respirano luce. E i grappoli… sono il cuore pulsante, dove scorre l’energia vitale trasformata in dolcezza, acidità ed equilibrio.

Questi acini, così pieni e trasparenti, racchiudono la memoria di una stagione intera: la pioggia che li ha dissetati nella prima parte dell’anno, il sole che li ha accarezzati durante l’ondata di caldo di metà luglio e nei primi giorni di agosto, il vento che li ha temprati con la brezza estiva serale tipica del lago. Ora attendono solo le mani dell’uomo – la nostra vendemmia è svolta rigorosamente a mano -, per iniziare un nuovo viaggio che li trasformerà in vino, portando con sé tutta la forza e la bellezza della natura.

27 agosto 2025

La vendemmia di quest’anno porta con sé una sorpresa: è iniziata con una settimana di anticipo rispetto al solito. La natura ha dettato i suoi ritmi con una precisione quasi poetica: la primavera, mite e regolare, ha favorito la fioritura e l’allegagione; l’estate, luminosa ma mai eccessiva, ha accompagnato la maturazione dei grappoli in modo equilibrato e armonioso. Per non parlare delle piogge sempre cadenzate come una danza, alternando giorni caldi a giorni miti. 

Le uve ci appaiono oggi nella loro forma migliore: acini dorati, compatti, sono pieni di energia e vitalità. Ogni grappolo è il risultato di un anno intero di attesa e di lavoro, ma soprattutto della perfetta sintonia tra clima e territorio, come forse da qualche anno non si vedeva.

Vendemmiare in anticipo significa anche avere il privilegio di cogliere un frutto che ha raggiunto la maturazione ideale: zuccheri ben bilanciati, acidità fresca, aromi già complessi che promettono vini eleganti e longevi. È la conferma che l’annata 2025, nella sua unicità, si sta rivelando generosa e ricca di prospettive.

Ogni cassetta riempita oggi custodisce la storia di questa stagione, la voce del vigneto e la speranza di trasformare questi acini in un vino capace di raccontare, nel calice, la bellezza e la forza di questa terra.

30 agosto 2025

La vendemmia è sempre una storia fatta di attese, di sorprese e di resilienza. Quest’anno non mancano le emozioni: ieri una piccola grandinata mista ad acqua ha fatto visita ai nostri vigneti, ricordandoci quanto la natura sia imprevedibile e quanto il nostro lavoro debba sempre essere fatto di cura, pazienza e fiducia.

Eppure, nonostante tutto, il ritmo della vendemmia non si ferma. Oggi ancora si prosegue con la raccolta dello Chardonnay, vendemmiato con attenzione e portato in cantina per il suo primo passaggio fondamentale: la pressatura. In questa fase delicata, ogni dettaglio conta. E accanto alle presse c’è Christian, che con passione e dedizione accompagna gli acini in questo momento di trasformazione. È qui che il frutto si fa mosto, che il lavoro di un anno intero in vigna prende una nuova forma, pronta a diventare vino.

La vendemmia è anche questo: un continuo equilibrio tra la forza della natura e la mano dell’uomo, tra tradizione e innovazione. Le presse diventano quasi un cuore pulsante della cantina, che batte al ritmo del raccolto e inizia a scrivere la storia dell’annata 2025.

E non finisce qui: nei prossimi giorni sarà la volta delle uve rosse destinate al rosé, un momento che porterà nuove sfumature di colore e aromi freschi, pronti ad arricchire il racconto di questa vendemmia. Ogni passo, ogni scelta e ogni gesto racchiudono la passione che ci guida, con lo sguardo rivolto al futuro e con la consapevolezza che ogni annata è unica e irripetibile.

La vendemmia 2025 continua, con determinazione e speranza, pronta a diventare vino e memoria liquida del nostro territorio.

2 settembre 2025

La vendemmia non si ferma al lavoro nei vigneti o al ritmo instancabile della cantina: una parte fondamentale di questo percorso avviene proprio qui, nel nostro laboratorio interno alla cantina, dove ogni giorno osserviamo e monitoriamo con cura le fermentazioni di questa prima settimana di vendemmia.

È un passaggio delicatissimo, in cui il mosto appena ottenuto dopo una pigiatura soffice, inizia a trasformarsi in vino. Per questo seguiamo costantemente i parametri fondamentali: temperatura, acidità, zuccheri e andamento generale della fermentazione. Sono dati che ci raccontano la salute e l’equilibrio dei futuri vini, permettendoci di intervenire con precisione e rispetto quando necessario.

Dietro a ogni analisi c’è la consapevolezza che la qualità non è mai frutto del caso, ma nasce dall’attenzione ai dettagli e dalla capacità di unire tradizione ed esperienza con rigore scientifico, già a partire dalla cura del vigneto. È un lavoro silenzioso, fatto di numeri e strumenti, ma in realtà carico di emozione, perché proprio qui si custodisce il segreto della freschezza, dell’eleganza e della longevità che i nostri vini sapranno esprimere.

La vendemmia è un viaggio che parte dal grappolo e arriva al calice e il laboratorio è una delle sue tappe più importanti. È qui che accompagniamo delicatamente la natura nella sua metamorfosi, trasformando l’attesa e il lavoro di un anno intero in promesse concrete per il futuro.

Vendemmiare significa ascoltare la vigna, guidare la fermentazione e proteggere l’anima del vino che verrà.

4 settembre 2025

Questa mattina in cantina si è svolto uno dei momenti più significativi del percorso che porta il frutto della vigna a trasformarsi in vino: l’assaggio dei mosti che svolgiamo con una cadenza giornaliera.
Al tavolo di confronto Carlo, il nostro enologo, insieme a Igino Dal Cero, proprietario ed enologo di Ca’ dei Frati, hanno valutato con attenzione le prime espressioni della nuova annata, frutto della raccolta iniziata il 25 agosto fino ad oggi.

La vendemmia 2025 resterà impressa per la sua particolarità temporale: un’uscita anticipata rispetto alla media degli ultimi anni, determinata dall’andamento climatico che ha portato a una maturazione più rapida delle uve. Questo anticipo non ha però tolto nulla alla qualità della materia prima, anzi: i mosti raccontano già da ora profumi intensi, grande freschezza e una spiccata vitalità, lasciando intravedere vini che sapranno coniugare eleganza e personalità.

Ogni annata porta con sé una nuova storia e la 2025 sembra voler scrivere un capitolo ricco di sorprese. Nel silenzio della cantina, tra botti che oggi sono colme di mosto ancora in fermentazione, si percepisce tutta la forza del legame tra uomo, terra e vino: la passione di chi lavora in vigna, l’esperienza di chi guida la cantina e la curiosità di scoprire che volto avrà il raccolto di quest’anno.


6 settembre 2025

Il vigneto ci regala in questi giorni – ancora caldi di giorni e miti e freschi di sera – un’immagine di rara bellezza: i grappoli di Turbiana che, baciati dal sole di fine estate, hanno raggiunto la maturazione ideale. La raccolta relativa alla vendemmia 2025 inizierà a metà settembre, ma una parte di queste uve territoriali è già stata colta nelle scorse settimane, seguendo con attenzione i ritmi della natura e le esigenze di ogni singolo appezzamento. La Turbiana rappresenta per noi un vitigno molto importante che viene vinificato non solo in purezza (per il Lugana DOC), ma anche declinato in diverse tipologie di vino come il Pratto, lo spumante e il passito, motivo per cui necessitiamo di maturazioni diverse e di una vendemmia fatta sempre a mano. 

La Turbiana è infatti il cuore pulsante della nostra produzione, il vitigno che meglio racconta il territorio della Lugana. La sua maturazione è sempre un momento cruciale: equilibrio tra zuccheri e acidità, intensità aromatica e freschezza che già lasciano presagire vini dalla grande espressività, con la tipica mineralità espressa dal vitigno.

Questa vendemmia, un po’ anticipata rispetto alle medie degli ultimi anni, conferma ancora una volta quanto il dialogo con la vigna richieda cura, esperienza e sensibilità. Ogni decisione presa oggi sarà la base del carattere dei vini che nasceranno domani.

Guardando questi grappoli davanti alla cantina, si percepisce tutta la continuità tra terra e lavoro umano: un legame che ogni anno si rinnova e che, calice dopo calice, diventa storia.

8 settembre 2025

La vendemmia a mano è il primo passo di un percorso fatto di attenzione e rispetto. Ogni grappolo viene raccolto con cura direttamente nei filari, selezionato uno ad uno e adagiato nelle cassette senza subire schiacciamenti. Questo gesto antico non è solo tradizione, ma anche garanzia: permette di portare in cantina uve sane e integre, preservando intatti profumi e qualità che altrimenti andrebbero perduti.

Una volta arrivati in cantina, i grappoli entrano in una fase cruciale del loro viaggio: il conferimento. È qui che entra in gioco la tecnologia moderna, a tutela della naturalezza del frutto. Le vasche che accolgono le uve vengono saturate con anidride carbonica (CO₂). Ma perché questo passaggio è così importante?

La CO₂ crea un ambiente protettivo privo di ossigeno. In assenza di ossigeno, si bloccano due rischi fondamentali:

  • Ossidazioni indesiderate, che comprometterebbero la freschezza e il patrimonio aromatico dell’uva;

  • Fermentazioni spontanee, causate dai lieviti indigeni presenti sulla buccia, che potrebbero partire in maniera incontrollata già in questa fase iniziale.

Saturare con CO₂ significa dunque garantire che l’uva arrivi integra e “protetta” al momento della pressatura, pronta a rilasciare solo il meglio di sé. 

Questo equilibrio tra gesti manuali e tradizionali e attenzioni enologiche moderne è per noi la chiave per ottenere vini eleganti, longevi e fedeli al carattere del vitigno. La Turbiana, con la sua naturale acidità e la sua straordinaria capacità di invecchiamento, merita di essere accompagnata passo dopo passo in questo percorso con la massima cura.

La vendemmia è fatta anche di dettagli invisibili agli occhi, ma fondamentali per il futuro del vino. E in questo abbraccio tra uomo, natura e tecnologia, prende vita la promessa dell’annata 2025.

10 settembre 2025

La cisterna trabocca di grappoli dai toni violacei, raccolti con precisione e rispetto: sono le uve rosse che presto daranno vita al nostro vino rosato Rosa dei Frati. Questo momento racchiude tutto ciò che rende speciale la vendemmia: la bellezza visiva delle bacche appena staccate dalla vite e il potenziale enologico che iniziano già a custodire.

Il Rosa dei Frati nasce da un blend sapientemente bilanciato—tra Groppello, Marzemino, Sangiovese e Barbera—che esprime la freschezza, l’eleganza e la vivacità tipiche della zona del Garda. I profumi si delineano già nell’aria, tra la dolcezza dei piccoli frutti rossi, l’acidità frizzante e quel tocco floreale che ricorda i fiori di biancospino e i petali di rosa.

La vinificazione del Rosa dei Frati segue la tradizione della vinificazione in rosa: una breve macerazione sulle bucce che regala al vino il suo celebre colore rosa cerasuolo e una freschezza vibrante. Il mosto fermenta in acciaio a basse temperature per preservare i sentori primari – frutta rossa, agrumi e tipica mineralità – quindi affina per sei mesi sui lieviti fini, completando il profilo con morbidezza e complessità.

Il risultato? Un rosato di grande personalità: delicato, ma incisivo nella sua semplicità; gustoso, fresco e sapido, con un’acidità viva che stimola il palato e invita al secondo bicchiere. Queste uve sono un dono della nostra terra e del clima del Garda—una combinazione di tradizione, saper fare e territorio che si riflette in ogni goccia del Rosa dei Frati.

13 settembre 2025

Osservando da vicino un grappolo, si nota quella sottile patina opaca che ricopre la buccia degli acini: è la pruina. Una vera e propria barriera naturale, composta da sostanze secrete dalla buccia, che svolge una funzione preziosa per la vite e per la qualità del vino.

La pruina protegge l’uva dagli agenti esterni, riduce l’evaporazione dell’acqua e contribuisce a difendere il grappolo dalle malattie fungine e dagli attacchi microbici. Più la pruina resta intatta, più l’uva conserva la sua freschezza, i suoi aromi primari e il suo equilibrio.

L’annata 2025 ci ha regalato le condizioni ideali per preservarla naturalmente: il clima si è mantenuto regolare durante l’anno, con piogge distribuite in modo equilibrato che hanno dissetato la vite senza però compromettere la pruina con eccessi di umidità. Grazie a questo bilanciamento, è stato necessario ricorrere a un minor numero di trattamenti fitosanitari: la natura ha lavorato in sintonia con l’uomo, offrendo grappoli sani e protetti in modo spontaneo.

Unica eccezione è stata il mese di agosto, iniziato più piovoso del solito. Le precipitazioni più frequenti in una fase in cui l’uva si apprestava alla sua maturazione ci hanno costretto a un’attenzione maggiore in vigna. Tuttavia già a metà mese la situazione si è stabilizzata, regalando giornate asciutte e luminose che hanno restituito un ottimo equilibrio al vigneto.

Oggi si nota ancora quella leggera patina cerosa che ricopre i grappoli: un segno che racconta la salute dell’uva e la bontà dell’annata. La pruina è lì, silenziosa e invisibile ai più, ma fondamentale per custodire l’anima del vino che nascerà da questa vendemmia.

La vendemmia 2025 porta con sé non solo uve sane e mature, ma anche la testimonianza di come la natura, quando si esprime con equilibrio, sappia proteggere e valorizzare i suoi frutti nel modo più autentico.

15 settembre 2025

La vendemmia non si conclude con il vino: anche ciò che resta dopo la pressatura, le vinacce, ha una nuova vita da raccontare. È da qui che nasce la nostra grappa, distillato che porta con sé l’essenza più pura e concentrata della vite. Oggi ci siamo concentrati proprio su questa raccolta.

Ca’ dei Frati produce infatti due grappe, entrambe figlie dirette del nostro lavoro in vigna e in cantina: una ottenuta dalle uve rosse della Corvina dalla Valpolicella e una da Turbiana, il vitigno che dà vita al Lugana. In questa immagine vediamo proprio le vinacce di Turbiana, freschissime e profumate, pronte per il processo di distillazione.

La distillazione delle nostre vinacce avviene con metodi artigianali che rispettano la materia prima: è un percorso di estrazione lenta e controllata, pensato per custodire i profumi varietali e la delicatezza aromatica del vitigno. La grappa di Turbiana si distingue per i suoi sentori fini e floreali, le note fruttate leggere e una freschezza che richiama da vicino la tipicità del nostro Lugana.

Così, nulla va sprecato: ogni parte dell’uva viene valorizzata. Il vino nasce dal mosto, mentre le vinacce trovano una seconda vita nel calice di grappa, completando il cerchio di un anno di lavoro. È un modo per esprimere al massimo l’identità del nostro territorio e per offrire, accanto al vino, un distillato che racchiude intensità, eleganza e autenticità.

La grappa di Turbiana è il nostro modo di raccontare che dalla vite non si butta via nulla, perché ogni acino ha molto più da dire di quanto sembri.

17 settembre 2025

In Valpolicella la vendemmia ha un ritmo diverso, fatto di silenzio, di attenzione e di gesti pazienti. E in questi giorni di metà settembre siamo qui, su queste dolci colline e valli. Qui le uve destinate all’Amarone non vengono semplicemente raccolte: vengono scelte. E a farlo sono mani esperte, in questo caso mani di sole donne, che percorrono i filari con la stessa delicatezza di chi si prende cura di una vita nascente.

Ogni grappolo viene osservato, sfiorato, selezionato con precisione. Solo quelli perfetti, sani e compatti finiscono nelle cassette, pronti per l’appassimento. È un lavoro che richiede tempo e dedizione, perché ogni errore potrebbe compromettere mesi di attesa e la qualità del futuro vino.

Queste donne sono come “balie dell’Amarone”: accudiscono i grappoli, li scelgono e li proteggono, garantendo che arrivino al fruttaio nelle migliori condizioni possibili. Da lì comincerà l’appassimento lento e naturale, durante il quale l’uva perderà acqua e concentrerà zuccheri, profumi e struttura, preparando il terreno a uno dei vini più iconici e longevi d’Italia.

Vendemmiare in Valpolicella non significa solo raccogliere, ma interpretare la tradizione, tramandare un sapere che unisce la terra e l’uomo, la manualità e la sensibilità. È la prima pagina della storia di un Amarone che, ancora una volta, porterà nel calice l’anima della Valpolicella.

Ogni acino scelto a mano è un atto di cura. Ogni grappolo selezionato è una promessa. Ogni vendemmia è un rito che rinnova la magia di questo vino unico.

18 settembre 2025

Tra i filari, sotto questo sole tiepido di metà settembre, i grappoli di Turbiana si mostrano in tutta la loro bellezza: dorati, compatti e pronti per la raccolta. È qui che il cuore della vendemmia batte più forte, perché la vigna racconta con chiarezza come l’annata abbia seguito un percorso armonioso e generoso. Ed è proprio dalla metà di settembre che inizia ufficialmente la raccolta di gran parte della Turbiana che darà vita al Lugana DOC I Frati e Brolettino.

La vendemmia di quest’anno è partita con una settimana di anticipo, grazie a una primavera regolare e a un’estate perfettamente equilibrata, che hanno accompagnato la crescita e soprattutto la maturazione delle uve. I parametri tecnici sono positivi e incoraggianti: buona acidità, grado zuccherino ideale, aromi già complessi e ben bilanciati. Tutto lascia presagire vini freschi, eleganti e longevi, capaci di raccontare fedelmente il territorio da cui nascono.

Un ruolo fondamentale lo gioca anche l’età media della vigna: siamo nel momento perfetto della sua maturità fisiologica. Non più giovanissima, ma nel pieno della sua forza vitale, capace di regalare grappoli equilibrati, con radici profonde che sanno interpretare il suolo e restituirne l’anima in ogni acino.

Passeggiando tra le vigne, si percepisce la ricchezza di questa annata: la luce che accarezza i grappoli, le foglie che proteggono i frutti con una cimatura sempre adeguata durante l’anno, l’aria mite che accompagna i ritmi della raccolta. Ogni elemento sembra unirsi per dare vita a un vino che non sarà solo il risultato di un anno di lavoro, ma anche la memoria liquida di una stagione ideale.

La Turbiana di quest’anno porta con sé la promessa di un vino autentico, figlio di una terra che, ancora una volta, ha saputo dare il meglio di sé.

19 settembre 2025

La vendemmia non si racconta soltanto tra i filari illuminati dal sole, ma anche qui, nel cuore pulsante della cantina. È in questi spazi che il frutto del lavoro in vigna trova la sua nuova forma: i grappoli, dopo mesi di cure e attenzioni, vengono accolti e avviati alla trasformazione che li renderà vino. E a fare questo duro lavoro c’è sempre il nostro fedele team, su cui possiamo contare ciecamente.

Durante la vendemmia, la cantina si anima di un’energia unica: i profumi intensi del mosto fresco riempiono l’aria, il suono delle presse e dei tini scandisce il ritmo delle giornate, e ogni gesto, dai più grandi ai più piccoli, diventa parte di una sinfonia collettiva che racconta la nascita di un’annata. È un luogo che sembra trasformarsi in un organismo vivo, fatto di persone, macchine e natura che lavorano insieme, con lo stesso obiettivo.

Qui la tradizione incontra la tecnologia: da un lato i gesti antichi che si ripetono da generazioni, dall’altro gli strumenti moderni che ci aiutano a monitorare e guidare la fermentazione con precisione nei nuovi spazi dedicati (l’area di pigiatura inaugurata nel 2020 e la nuova cantina sempre in espansione con un laboratorio analisi in costante aggiornamento tecnologico). È un dialogo continuo tra passato e futuro, tra memoria e innovazione, che rende ogni vendemmia unica e irripetibile.

Ogni cassetta che arriva, ogni vasca che inizia a fermentare, è una promessa per ciò che verrà. È il segno tangibile che un anno di lavoro in vigna trova finalmente la sua voce in cantina, dove la materia si trasforma e il tempo inizia a scrivere la storia del vino che berremo domani.

20 settembre 2025

Tra i nostri filari di Marcellise, sulle colline orientali della Valpolicella, la Corvina cresce su suoli ricchi di marne calcaree: terreni antichi, stratificati, che donano ai grappoli equilibrio e carattere. È proprio qui che questo vitigno trova la sua massima espressione, diventando la base insostituibile dei grandi rossi della tradizione veronese, ovvero dell’Amarone.

Il grappolo di Corvina è medio-grande, compatto e allungato, con acini dalla buccia spessa e ricca di pruina. Questa caratteristica la rende perfetta per il tradizionale processo di appassimento, durante il quale l’uva perde acqua e concentra zuccheri, acidi e polifenoli, senza perdere la sua integrità.

La maturazione è lenta e regolare: la Corvina raggiunge il suo apice tra fine settembre e ottobre – proprio in questo periodo -, quando gli acini assumono quel colore inconfondibile, un blu-nero intenso con riflessi violacei, che annuncia la ricchezza cromatica del vino che se ne ricaverà. Al naso porta note di ciliegia matura, amarena e frutti di bosco; con l’affinamento si arricchisce di sfumature speziate e balsamiche.

Il suolo di Marcellise, con la sua composizione marnosa, offre un drenaggio ideale e allo stesso tempo una riserva minerale preziosa. È proprio da questo equilibrio che la Corvina trae la sua eleganza naturale: tannini setosi, acidità viva e una struttura che la rende longeva e capace di affrontare lunghi affinamenti.

La Corvina è molto più di un’uva: è la spina dorsale dell’Amarone, il filo rosso che lega la terra di Valpolicella alla storia del suo vino più iconico. Nei grappoli raccolti a Marcellise si custodisce un patrimonio che, vendemmia dopo vendemmia, diventa emozione in ogni calice.

22 settembre 2025

La vendemmia è fatta di mani, di volti, di storie. E tra queste storie c’è quella di Igino Dal Cero, che con la sua esperienza e la sua visione guida da sempre i passi della nostra cantina. In questa immagine lo vediamo immerso nel cuore della vendemmia, a controllare i grappoli appena vendemmiati e che segnano l’inizio di un nuovo capitolo.

La sua presenza è testimonianza di un legame profondo con la terra: ogni vendemmia non è solo un raccolto, ma la conferma di un percorso fatto di dedizione, rispetto e amore per la vite. Anno dopo anno, la sua conoscenza diventa la bussola che orienta le nostre scelte in vigneto – con il supporto costante del fratello Gian Franco agronomo – e in cantina, trasformando la natura in vino, la fatica in orgoglio, l’attesa in emozione.

La vendemmia 2025 ci sta regalando uve sane e mature, grazie a una stagione equilibrata che ha accompagnato la crescita e la maturazione dei grappoli. Mentre i filari si svuotano e le cassette si riempiono, il focus di Igino racconta tutto: la passione intatta, la memoria delle annate passate, gli insegnamenti tradizionali del papà Pietro e la fiducia verso ciò che nascerà da questa nuova raccolta.

La sua storia si intreccia con quella della nostra vigna, ricordandoci che il vino non è mai soltanto un prodotto, ma un’eredità che si costruisce giorno dopo giorno, vendemmia dopo vendemmia, con attenzione e costante sviluppo tecnologico.

24 settembre 2025

Tra i filari di Marcellise, sotto un cielo limpido che lascia intravedere le colline della Valpolicella, la Corvina viene raccolta con attenzione e depositata in cassette pronte per l’appassimento. Sono grappoli scuri, compatti, che racchiudono la promessa dell’Amarone e che raccontano un anno di lavoro in vigna. In questa immagine spicca un elemento fondamentale del vigneto moderno: le reti antigrandine. Invisibili a chi non le cerca, diventano protagoniste nei momenti di difficoltà, quando il cielo si fa minaccioso e in pochi minuti può rovinare il lavoro di una stagione.

La grandine, infatti, è uno dei pericoli più grandi per l’uva: i chicchi possono danneggiare le bucce, aprendo la strada a marciumi e compromettendo la qualità necessaria per l’appassimento. Grazie alle reti, i grappoli restano protetti senza perdere il contatto con la luce, l’aria e il calore del sole. È una difesa discreta ma efficace, che permette di arrivare a settembre con uve sane, integre e pronte per essere selezionate.

L’annata 2025 ci ha donato un’uva sana e matura al punto giusto senza particolari problemi, per questo si prevede un vino di alta qualità che uscirà sul mercato tra 6-7 anni. La Corvina, vitigno principe della Valpolicella, ha bisogno di integrità assoluta: la sua buccia spessa e ricca di pruina è ciò che le consente di affrontare l’appassimento senza perdere freschezza e identità. Per questo, ogni grappolo salvaguardato dalle reti non è solo un frutto in più raccolto, ma un passo avanti verso la nascita di un Amarone autentico e longevo. Vendemmiare Corvina significa unire tradizione e innovazione: mani che raccolgono e protezioni moderne che custodiscono. È così che la vigna si difende, ed è così che nasce un vino capace di raccontare la forza e la bellezza della Valpolicella.

26 settembre 2025

Dopo la raccolta, i grappoli di Turbiana destinati al nostro Lugana arrivano in cantina e affrontano
una delle fasi più delicate: la pressatura soffice nelle nostre quattro presse.
Questo procedimento è studiato per estrarre il solo mosto fiore, la parte più nobile e pura dell’acino,
evitando pressioni eccessive che potrebbero rompere i vinaccioli o estrarre sostanze indesiderate e
amaricanti dalle bucce. L’obiettivo è preservare al massimo la freschezza, la finezza aromatica che è
tipica della Turbiana e l’eleganza di questo vitigno.
La pressatura avviene in presse che lavorano con delicatezza, esercitando una pressione graduale e
uniforme. In questo modo si ottiene un mosto limpido e ricco di profumi, ideale per avviare la
fermentazione al costante riparo dall’ossigeno. È un passaggio fondamentale per garantire al vino le
caratteristiche che da sempre contraddistinguono il Lugana: profumi floreali e fruttati, freschezza,
equilibrio e longevità.
Ogni dettaglio in questa fase conta: dalla scelta del tempo di pressatura alla pressione esercitata,
fino alla gestione delle frazioni di mosto. È la precisione di questo gesto tecnico che permette di
trasformare la ricchezza dell’uva in un vino capace di raccontare il suo territorio con autenticità e
raffinatezza.

La pressatura soffice è il primo passo con cui l’uva diventa vino: un atto di rispetto verso la materia
prima, che custodisce intatta l’anima della Turbiana.

28 settembre 2025

La foto immortala un momento che sa di fatica e di soddisfazione: gli ultimi giorni di vendemmia. Le cassette, adagiate tra l’erba e illuminate dal sole di settembre, si riempiono lentamente di grappoli maturi, raccolti a mano con pazienza e dedizione. Ogni acino porta con sé la memoria di un’annata intera, fatta di attese, speranze e lavoro quotidiano in vigna.

La raccolta manuale è un gesto antico, che conserva intatta la connessione tra l’uomo e la terra. Non ci sono macchine che possano sostituire la cura delle mani che si chinano tra i filari, selezionando grappolo dopo grappolo. È un lavoro silenzioso, ma carico di significato: la scelta di preservare l’integrità dell’uva, di rispettare la sua naturalezza, di custodire la sua fragranza fino al momento in cui entrerà in cantina.

In questi ultimi giorni il ritmo della vendemmia cambia: non c’è più la frenesia delle prime settimane, ma un’attenzione calma e scrupolosa. Si procede con la consapevolezza che ogni cassetta riempita rappresenta la chiusura di un ciclo, l’ultimo tassello di un mosaico che ha richiesto un anno intero di lavoro. Il vigneto, ormai quasi spoglio, sembra accompagnare con discrezione gli ultimi sforzi, come un organismo che si prepara al riposo dopo aver dato il meglio di sé.

Proprio in questa fase finale, particolare cura è riservata alla raccolta delle uve appassite in pianta, quelle destinate al Tre Filer, il nostro vino dolce passito, che vengono vendemmiate proprio per ultime. Grappoli che hanno resistito più a lungo sotto il sole e al vento, capaci di concentrare zuccheri e aromi e che richiedono un’attenzione ancora maggiore per arrivare integri in cantina.

Due giorni fa una breve grandinata ha portato un po’ di apprensione, ricordando quanto la natura resti sempre padrona dei suoi ritmi. Fortunatamente, è stata lieve e mista ad acqua, per cui non ha compromesso la qualità dell’ultimo raccolto: i grappoli hanno resistito, mantenendo intatta la promessa di un vino elegante e armonioso.

Nei primi giorni della prossima settimana la vendemmia si concluderà ufficialmente, ma già oggi si percepisce il senso di compimento: l’annata 2025 ha regalato uve sane, equilibrate e ricche di prospettive. Quelle cassette colme non sono soltanto frutti raccolti, ma scrigni che custodiscono il futuro vino, testimoni concreti della fatica e della passione di chi, ogni giorno, ha vissuto la vigna con dedizione.

La vendemmia non finisce mai davvero: gli ultimi grappoli raccolti a mano sono il ponte tra la stagione che si chiude e il vino che nascerà. Una fine che è già un nuovo inizio.

29 settembre 2025

La vendemmia non finisce con la raccolta nei filari: anzi, è proprio in cantina che inizia il processo
più delicato, quello che determinerà la qualità e l’identità del vino. In questa immagine vediamo
Mirko, impegnato in una delle fasi fondamentali della vinificazione, dove esperienza, attenzione ai
dettagli e tecnologia si incontrano per preservare al meglio ciò che l’uva ha donato.
Il suo lavoro consiste nel gestire il mosto atto a divenire vino con estrema cura, evitando
ossidazioni, deviazioni aromatiche o fermentazioni indesiderate. L’obiettivo principale è proteggere
i sentori primari, cioè gli aromi originari dell’uva, quelli più freschi e immediati che ricordano i fiori
bianchi, gli agrumi, la frutta a polpa bianca e gialle e le note minerali tipiche della nostra Turbiana.
Per riuscirci, la cantina si affida a una combinazione di alta tecnologia e sensibilità umana:
• sistemi di controllo automatico delle temperature, indispensabili per condurre fermentazioni
lente e regolari, che esaltano finezza e complessità;
• utilizzo di impianti di microfiltrazione e travasi controllati, che permettono di separare con
delicatezza le fecce grossolane dal vino senza stressarlo;
• atmosfera protetta (talvolta con gas inerti come l’azoto o la CO2) per impedire il contatto
diretto con l’ossigeno e mantenere intatta la fragranza del frutto.
Accanto alla tecnologia, però, resta imprescindibile il ruolo dell’uomo. Mirko osserva, ascolta e
interviene con competenza in base alle esigenze del vino: regolare una portata, controllare una
pressione, decidere il momento giusto per un travaso. Sono gesti che non compaiono sulle etichette,
ma che fanno la differenza tra un vino qualunque e un vino capace di raccontare la sua terra.
La vendemmia 2025, con le sue uve sane e mature, sta entrando in questa fase cruciale e siamo ormai giunti al termine della raccolta, iniziata il 25 agosto. In cantina ora
ogni scelta diventa parte di un percorso che mira a esaltare la purezza e la longevità del Lugana e di tutte le nostre referenze, mantenendo intatta la voce dei grappoli raccolti nei filari.

30 settembre 2025

La vendemmia è molto più di un momento agricolo: è un rito che unisce persone, gesti, tradizioni e fatica. Per settimane i filari sono stati attraversati da mani operose, le cassette si sono riempite di grappoli e la cantina ha accolto il respiro vivo dei mosti in fermentazione. Oggi, con la raccolta ormai conclusa, resta il momento più bello: celebrare insieme.

Il rinfresco di fine vendemmia è un appuntamento semplice, ma carico di significato. Attorno alla stessa tavola si ritrovano chi ha lavorato tra i filari, chi in cantina, chi in laboratorio: ognuno con la propria parte, tutti con la stessa passione. È il tempo dei sorrisi, delle strette di mano, del racconto delle giornate passate tra sole e pioggia, ma anche della consapevolezza di aver portato a termine un percorso importante.

Il cibo condiviso e un bicchiere di vino diventano il simbolo concreto di questa unione: un brindisi che racchiude la gratitudine per la stagione appena vissuta e l’entusiasmo per ciò che nascerà nei mesi a venire. È il momento in cui la fatica si trasforma in festa e la vendemmia, pur finita, lascia ancora nell’aria la sua energia contagiosa.

Il rinfresco di fine vendemmia è un grazie collettivo: alla terra che ha donato i suoi frutti, alle persone che li hanno raccolti e al vino che presto racconterà, in ogni calice, la storia dell’annata 2025.

13 ottobre 2025

Quando la vendemmia si chiude e la cantina comincia a riempirsi dei profumi del vino nuovo, la campagna non si ferma: è tempo di un’altra raccolta preziosa, quella delle olive. I filari lasciano il posto agli ulivi e con loro torna il ritmo lento e attento della raccolta a mano, fatta di gesti antichi e silenziosi.

In questi giorni, le reti si stendono sotto gli alberi e le mani iniziano a muoversi tra i rami. Si scelgono con cura le drupe più sane, raccolte nel momento perfetto di maturazione, quando il colore passa dal verde intenso a sfumature più dorate e violacee. È in quell’attimo che l’oliva racchiude il massimo della sua ricchezza aromatica e del suo equilibrio tra freschezza e rotondità.

La raccolta viene fatta con delicatezza, per preservare la qualità del frutto e la purezza dell’olio che ne nascerà. Le olive vengono portate al frantoio in giornata, perché il tempo – come per l’uva – è essenziale: più rapido è il passaggio tra raccolta e spremitura, più l’olio sarà fragrante, vivo e capace di raccontare il territorio.

L’annata 2025 ha visto un clima equilibrato, con piogge ben distribuite e temperature miti e ha permesso una maturazione regolare delle olive.

La raccolta delle olive è quindi un nuovo inizio, un altro capitolo del nostro legame con la terra. Dopo il vino, è l’olio a prendere voce: autentico, profumato e luminoso come le giornate di ottobre.