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La tavola delle feste: l’arte di Ca’ dei Frati tra vini e piatti della tradizione

In quei giorni in cui l’inverno accende le sue luci e le tavole si fanno canto, si respira, nel silenzio prima del brindisi, nei calori che tornano, un soffio di attesa e di memoria. Le feste non sono solo momenti: sono ritmi sacri, tessuti di mani che preparano, voci che raccontano, profumi che riportano all’infanzia e alla promessa di nuovi inizi.

In questo scenario, un calice diventa un sigillo: un “grazie” che si leva alla terra, al tempo, al rigoroso lavoro che si è svolto tra i filari. Perché nella cantina di Ca’ dei Frati ogni bottiglia nasce da un legame viscerale con il suolo del Garda, con le viti osservate con rispetto e cura, dalla prima gemma fino alla vendemmia. La famiglia, che da generazioni custodisce questo patrimonio, ricorda che ogni giorno conta e che ogni uva, ogni grappolo, è un verso di un poema più ampio.

Così, mentre la tavola si carica di piatti antichi e di affetti rinnovati, il vino si dichiara compagno: fresco quando l’anima desidera leggerezza, strutturato quando la pietanza chiama forza, dolce quando la fine del pasto vuole il lento respiro del congedo. Ogni sorso parla: di fiori bianchi che fioriscono sul lago al mattino, di minerali che raccontano l’argilla e il vento, di frutta matura che trattiene in sé il sole dell’estate appena passata.

Ecco perché la magia vera delle feste, quella che resta oltre le luci e oltre le risate, è fatta di intimità, di armonia, di quei piccoli gesti che dicono “eravamo qui, insieme e lo ricordiamo”. Il calice si colma in quel momento e con esso la gratitudine: alla convivialità, alla storia, alla cura.

In questo spirito, i vini di Ca’ dei Frati non sono semplici etichette: sono racconti liquidi da condividere con chi si ama, strumenti di bellezza che rendono un brindisi non una semplice formalità, ma un atto di partecipazione. Quando la bottiglia viene stappata, si apre un invito al dialogo, alla memoria, alla promessa che ogni anno può accogliere un nuovo inizio pur nascendo dal profondo del passato.

E allora: che il bicchiere si rifletta nelle luci della festa, e che ogni abbinamento sia un ponte tra portata e emozione, tra sapore e ricordo. Proponiamo di seguito per ogni vino di Ca’ dei Frati un abbinamento con un cibo della tradizione, cercando di trovare un avvicinamento con gusto e curiosità per dare qualche suggerimento e idea in vista delle festività dicembrine.

Lugana DOC I Frati

Profilo del vino

Vino bianco tradizionale della tenuta, da uve Turbiana (Trebbiano di Lugana) in purezza.

Colore paglierino con riflessi verdolini, profumi freschi: fiori bianchi, cenni di agrumi freschi e frutta a polpa bianca.

Al palato: acidità vivace, mineralità salina, equilibrato.

Abbinamento consigliato: Risotto al pesce persico del lago di Garda con burro e salvia oppure trota arrosto in cartoccio con limone e erbe del Monte Baldo.

Perché funziona: la freschezza e la mineralità del Lugana I Frati ripuliscono il palato dopo il burro e le erbe aromatiche, le note agrumate e floreali  amplificano la delicatezza del pesce di lago, l’acidità bilancia la texture morbida.

Suggerimento di servizio: servire a circa 10 °C, aprire poco prima per lasciare emergere i profumi.

Brolettino Lugana DOC

Profilo del vino

Un Lugana “di struttura”, sempre da uve Turbiana, affinato per 10 mesi in legno.

Al naso: frutta gialla matura (pesca, mela gialla), note di vaniglia e mandorla tostata, finale balsamico.

Al gusto: pieno, morbido, con freschezza ancora percettibile e sapidità caratteristica.

Abbinamento consigliato: Cappelletti in brodo di cappone oppure Tacchino farcito ai frutti autunnali e castagne o ancora sformato di carciofi e patate con fonduta al pecorino.

Perché funziona: la struttura del Brolettino regge bene preparazioni più complesse e ricche, il passaggio in legno aggiunge morbidezza che abbraccia il brodo ricco oppure il tacchino farcito. Le note di frutta gialla e mandorla tostata entrano in sinergia con le castagne o i frutti secchi, e la freschezza del vino evita che la pietanza risulti troppo pesante.

Suggerimento di servizio: tra 10-12 °C, decantare brevemente solo a bottiglia aperta, se servito con piatto più importante.

Pratto

Profilo del vino

Un bianco contemporaneo pensato per sorprendere: morbido ma teso, ricco ma mai pesante, capace di unire solarità e freschezza in un equilibrio moderno ed elegante.

Al naso: pesca matura, ananas, frutta tropicale, fiori bianchi, note agrumate e un accenno delicato di erbe aromatiche.
In bocca: una dolcezza fruttata iniziale che lascia spazio a un sorso sapido, fresco e dinamico. Il finale è persistente e leggermente balsamico, con richiami alla frutta gialla e alle note agrumate.

Abbinamento consigliato: Crespelle ai funghi porcini e fonduta leggera di formaggio o cappone arrosto con ripieno di mele, erbe e frutta secca oppure tortino di zucca con crema al Parmigiano e amaretti sbriciolati.

Perché funziona: la pienezza e la morbidezza del Pratto si sposano perfettamente con piatti cremosi o leggermente dolci come la zucca o la fonduta. Le sue note tropicali e di frutta matura valorizzano sia i funghi sia i volatili da forno. La sapidità finale lo rende perfetto per piatti con formaggi fondenti o aromi autunnali.

Suggerimento di servizio: tra 10-12 °C, con breve decantazione solo a bottiglia aperta per pochi minuti.

Rosa dei Frati

Profilo del vino

Rosato elegante e fresco

Al naso: fiori di biancospino, mela verde, amarena selvaggia.

In bocca: fresco, sapido, vivace, con buon equilibrio e acidità che invita al bicchiere successivo.

Abbinamento consigliato: Tortino di asparagi selvatici con uovo in camicia e fonduta di parmigiano oppure insalata di gamberi rosa con agrumi e finocchio croccante.

Perché funziona: la freschezza e la sapidità del rosato si legano bene con la delicatezza degli asparagi e dell’uovo, mentre la frutta a polpa chiara e le note di mela verde sposano gli agrumi e il finocchio. Ideale anche come vino per l’aperitivo prima del pasto principale.

Suggerimento di servizio: bene servire a 8-10 °C, preferibilmente in calice ampio ma basso per valorizzare profumi freschi.

Ronchedone

Profilo del vino

Unico vino rosso della cantina che nasce sulle sponde del lago di Garda.

Note olfattive: frutti rossi maturi, mirtilli macerati, amarena sotto spirito, spezie dolci, balsamicità.

In bocca: struttura, calore, persistenza, buona acidità che contrasta la densità.

Abbinamento consigliato: Filetto di manzo al tartufo nero con patate fondenti oppure manzo al vino rosso con polenta taragna o al forno con erbe aromatiche e contorno di funghi porcini.

Perché funziona: la potenza e la struttura del Ronchedone si prestano a carni rosse succulente o selvaggina, le spezie dolci e i frutti rossi richiamano le note del tartufo e dei funghi. L’acidità evita che il piatto risulti troppo corposo.

Suggerimento di servizio: 16-18 °C, decantare solo a bottiglia aperta 15-20 minuti per valorizzare i profumi.

Amarone della Valpolicella Pietro Dal Cero DOCG

Profilo del vino

Amarone di fascia alta, unica produzione della cantina in Valpolicella, da uve Corvina, Corvinone e Rondinella.

Al naso: classica amarena, cioccolato fondente, spezie dolci, leggero tabacco e caffè, ma anche balsamico di anice stellato e mentuccia.

Al palato: pieno, corposo, elegante tannino, lungo in bocca, con grande capacità di invecchiamento.

Abbinamento consigliato: Risotto all’Amarone con Monte Veronese oppure brasato di manzo con ristretto all’Amarone con purea di sedano rapa o formaggi stagionati oltre 36 mesi, miele di castagno e noci.

Perché funziona: l’Amarone ha la struttura necessaria per sostenere piatti ricchi e lunghi di cottura, i profumi di cioccolato, spezie e frutta matura si sposano con il carattere intenso del risotto, del brasato o del formaggio stagionato.

Suggerimento di servizio: servire a 18-20 °C, aprire 1-2 ore prima o decantare solo a bottiglia aperta per liberare i profumi; si presta anche alla conservazione nel tempo per diversi anni.

Cuvée Rosé dei Frati Extra Brut

Profilo del vino

Metodo classico da uve rosse con sosta sui lieviti per circa 24 mesi.

Al naso: piccoli frutti rossi, petali di rosa, tracce minerali e saline.

In bocca: elegante, armonico, buona sapidità.

Abbinamento consigliato: Trancio di salmone al forno con agrumi e finocchio croccante oppure insalatina tiepida di gamberi con melograno e finocchietto selvatico.

Perché funziona: la freschezza e la sapidità dello spumante rosé si sposano bene con il pesce e gli agrumi, mentre le note di frutti rossi e petali di rosa richiamano il melograno e la delicatezza del finocchio. Ottimo anche all’aperitivo festivo.

Suggerimento di servizio: servire a 8-9 °C, in calice da bollicine ampio per valorizzare i profumi fruttati e floreali.

Cuvée dei Frati Dosaggio Zero

Profilo del vino

Metodo classico “Dosaggio Zero” (zero zuccheri aggiunti) con una sosta sui lieviti fino a 36 mesi.

Al naso: note biscottate, pane, frutta fresca.

In bocca: “beva croccante”, acidità viva, finali minerali.

Abbinamento consigliato: Capesante gratinate con crema di porro oppure carpaccio di manzo marinato in agrumi e zenzero oppure risotto al tartufo bianco.

Perché funziona: il dosaggio zero esalta la freschezza, l’acidità e la mineralità dello spumante, che possono bene sostenere piatti raffinati e delicati come le capesante o un carpaccio agrumato; la nota biscottata e lievitativa richiama la gratinatura o il tartufo.

Suggerimento di servizio: servire a 6-8 °C, calice da bollicine fini, aprire poco prima per preservare la vivacità.

Cuvée dei Frati Extra Brut

Profilo del vino

Metodo classico con una sosta sui lieviti per circa 24 mesi.

Al naso: fragrante, agrumato e floreale, con sentori di pesca, cui si aggiungono note biscottate, nocciola, fieno e tabacco stagionato date dalla permanenza sui lieviti.

In bocca è setoso, fresco, con acidità viva ma cremosa, adatto anche a tutto pasto.

Abbinamento consigliato: Fritto leggero di lago o di mare (gamberi, calamaretti, alici) o selezione di salumi delicati e affumicati (tipo culatello, speck, prosciutto crudo dolce) con grissini stirati e focaccia semplice.

Perché funziona: il dosaggio zero esalta la freschezza, l’acidità e la mineralità dello spumante, che possono bene sostenere piatti raffinati e delicati come le capesante o un carpaccio agrumato; la nota biscottata e lievitativa richiama la gratinatura o il tartufo.

Suggerimento di servizio: servire a 6-8 °C, calice da bollicine fini, aprire poco prima per preservare la vivacità.

Tre Filer 

Profilo del vino

Passito da uve stramature dolce

Al naso: profumi intensi di frutta secca, miele, agrumi canditi, frutta gialla tropicale e fiori bianchi.

In bocca è avvolgente, ma non stucchevole grazie a buona acidità e vena sapida.

Abbinamento consigliato: Pasticceria secca di mandorle e nocciole, Veneziana, sbrisolona oppure ottimo con formaggi erborinati o molto stagionati.

Perché funziona: la dolcezza mielata e la frutta secca del Tre Filer richiamano i sentori dei dolci tipici del Natale e della pasticceria alle mandorle; l’acidità tipica asciuga il palato e impedisce che il finale risulti pesante o stucchevole.

Suggerimento di servizio: ideale a fine pasto di Natale o Capodanno, servito a 10-12 °C in calice piccolo da dolce, per far uscire le note di frutta secca e miele.

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Pratto: la vendemmia tardiva

Pratto di Ca’ dei Frati: l’eleganza della vendemmia tardiva nel bicchiere

Il Pratto di Ca’ dei Frati è un vino bianco che incarna l’arte della vendemmia tardiva, offrendo un’esperienza sensoriale unica grazie alla sua naturale complessità e ricchezza aromatica. Infatti la vendemmia tardiva ha una dolcezza “naturale” legata alla maturazione delle uve e alle sostanze aromatiche che sono già di per sé dolci, a parte rispetto al residuo zuccherino dell’uva raccolta più tardi. Si tratta di un insieme di componenti aromatiche che danno al vino un’espressione più dolce.


Cos’è la vendemmia tardiva?

La vendemmia tardiva consiste nella raccolta delle uve oltre il periodo di maturazione ottimale, lasciandole sulla pianta per un tempo più prolungato. Di fatto, se la vendemmia normalmente arriva al termine nel mese di ottobre, le uve per il Pratto restano in pianta ulteriormente fino ad una maturazione più pronunciata in pianta. Questo processo permette agli acini di perdere già parte dell’acqua, concentrando nel grappolo zuccheri e aromi e conferendo perciò al vino una maggiore intensità e complessità. 


Il processo della vendemmia tardiva

Durante la vendemmia tardiva, le uve vengono lasciate maturare ulteriormente sulla vite, favorendo un appassimento naturale. Questo comporta una maggiore concentrazione di zuccheri e composti aromatici, mentre l’acidità tende a diminuire leggermente, contribuendo a un equilibrio armonioso nel vino finale. C’è comunque da considerare che nel blend di questo vino prende parte in buona percentuale la Turbiana (l’uva autoctona del Lugana DOC) che di per sé dona acidità e mineralità. Solo al giusto momento di maturazione l’uva viene raccolta, rigorosamente a mano e portata immediatamente in cantina per la pigiatura, evitando così fermentazioni spontanee non desiderate dovute alla temperatura ambientale e anche alla surmaturazione degli acini.

Il Pratto: un esempio di vendemmia tardiva

Il Pratto di Ca’ dei Frati è appunto un vino bianco ottenuto da uve raccolte tardivamente, che beneficiano della concentrazione di aromi e zuccheri derivante dall’appassimento naturale che abbiamo descritto poco sopra. Questo sistema conferisce al vino una struttura complessa e note particolari evidenziabili al naso e in bocca: in particolare si trovano note di frutta matura come la pesca e la pera, ma anche miele e spezie dolci, mantenendo al contempo tuttavia una freschezza equilibrata dovuta al clima, al suolo e alle tipologie di uve del blend (Turbiana, Chardonnay e Sauvignon Blanc).​


Caratteristiche organolettiche

Nel bicchiere, il Pratto si presenta con un colore giallo paglierino intenso, brillante. Al naso, offre profumi di frutta esotica, frutta matura, in particolare pesca nettarina e pera Williams, a cui si aggiungono sentori di miele di tiglio e fiori bianchi. Al palato, è avvolgente, con una piacevole sensazione di dolcezza bilanciata da una vivace acidità, che ne esalta la bevibilità e la persistenza. Il vino risulta comunque secco e versatile a tutto pasto. ​


Abbinamenti gastronomici

Grazie alla sua struttura e complessità, il Pratto si abbina splendidamente a piatti ricchi e saporiti, come formaggi, foie gras, piatti a base di funghi o carni bianche con salse leggere. Lo abbiniamo con gusto ad un’insalatona estiva, ma anche con un ricco riso freddo o una pasta con sughi non eccessivamente sapidi. È ideale tuttavia anche come vino da meditazione a fine pasto, da gustare da solo per apprezzarne appieno le sfumature. 


Scopri di più sul Pratto e gli altri vini di Ca’ dei Frati visitando il sito ufficiale: https://cadeifrati.it/vini/pratto/

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Il Pratto: la novità 2025

Scopri il nuovo Pratto: ora ancora più equilibrato

Il Pratto è un vino di grande personalità, che combina freschezza, struttura e complessità aromatica. Etichetta storica dell’azienda Ca’ dei Frati, realizzata già al tempo del fondatore Pietro Dal Cero negli anni ’80, recentemente è stata modificata con l’introduzione di un’importante novità che rende questo vino ancora più armonioso e apprezzabile. Scopriamo di cosa si tratta.

Le caratteristiche principali del Pratto

Il Pratto in passato prevedeva un passaggio in botte, poi tolto negli anni per far risaltare la sua freschezza. Tuttavia il Pratto è sempre stato identificato come la vendemmia tardiva di Ca’ dei Frati, quando l’uva delle varietà Turbiana, Chardonnay e Sauvignon Blanc vengono raccolte a fine del periodo vendemmiale per donare al vino più struttura e carattere. Oggi, pur mantenendo queste caratteristiche, l’azienda ha apportato una piccola modifica che incontra i palati più moderni e anche i parametri di benessere che richiedono le linee guida per la salute.

  • Equilibrio perfetto: La riduzione dello zucchero residuo da 17 a 9 g/L lo rende meno dolce e più bilanciato.
  • Dolcezza naturale: La vendemmia tardiva conferisce al vino una dolcezza intrinseca, legata alle sostanze aromatiche dell’uva matura senza necessariamente avere anche un’alta presenza zuccherina.
  • Maggiore eleganza: La riduzione dello zucchero evita squilibri tra l’olfatto e il gusto, esaltando le note fruttate e floreali senza eccessi. Con meno zucchero si percepiscono meglio quali sono le caratteristiche qualitative del vino.
  • Più salutare e versatile: Meno zucchero significa un vino più leggero e adatto a diverse occasioni, perfetto per accompagnare piatti di pesce, formaggi erborinati e verdure.

Perché questa novità?

Il nuovo equilibrio del Pratto risponde alle esigenze dei consumatori e ai gusti della famiglia Dal Cero, alla ricerca di vini raffinati ed eleganti, ma sempre meno zuccherini. Il naso e il palato ora dialogano perfettamente, offrendo una degustazione più armoniosa: l’equilibrio gusto-olfattivo infatti è uno dei parametri più importanti per degustare un vino. Infine, le componenti aromatiche naturali del vino bastano a donargli un tocco di morbidezza senza bisogno di un alto residuo zuccherino. Se ami i vini raffinati e ben strutturati, il Pratto nella sua nuova versione è da provare! Perfetto per ogni occasione, regala un’esperienza degustativa rinnovata e sorprendente.

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Il Pratto: un blend moderno

Pratto: l’armonia di Turbiana, Chardonnay e Sauvignon Blanc

Nel vasto panorama enologico italiano, il Pratto si distingue come un’espressione sofisticata e armoniosa di tre grandi vitigni: la Turbiana, l’uva locale e tipica del Lugana DOC, lo Chardonnay e il Sauvignon Blanc, due vitigni internazionali con una resa particolarissima sul lago di Garda. Questo blend raffinato nasce dalla fusione delle caratteristiche uniche di ciascuna varietà, dando vita a un vino bianco di straordinaria eleganza e complessità aromatica, grazie anche alla raccolta tardiva di queste speciali uve.

Turbiana: l’anima autoctona

Il cuore del Pratto risiede nella Turbiana, vitigno autoctono della zona meridionale del Lago di Garda, noto anche come Trebbiano di Lugana. Coltivata nei suoli argillosi e ricchi di minerali della pianura morenica di Sirmione, Desenzano, Lonato, Pozzolengo e Peschiera, la Turbiana conferisce al vino freschezza e spiccata mineralità. Le sue note agrumate, le sfumature tropicali che sviluppa in vendemmia tardiva e il carattere sapido derivano direttamente dal terroir unico in cui cresce, influenzato dalle brezze miti del lago. L’evoluzione della Turbiana in affinamento rivela un profilo aromatico più profondo, con sentori di pietra focaia, idrocarburi e spezie balsamiche, conferendo al Pratto una notevole capacità di invecchiamento e struttura.

Chardonnay: l’internazionale dalla struttura avvolgente

Lo Chardonnay, uno dei vitigni bianchi più celebri al mondo, aggiunge al Pratto la sua tipica morbidezza e rotondità. Originario della Borgogna, questo vitigno è apprezzato per la sua straordinaria adattabilità ai diversi terroir e per la capacità di donare ai vini corpo e complessità. Le uve di Chardonnay, coltivate nei suoli calcarei e argillosi attorno alla zona del basso lago, apportano al blend una componente fruttata raffinata, con richiami a frutta esotica, agrumi e note delicate di vaniglia. La sua struttura armoniosa bilancia perfettamente la vivace acidità della Turbiana, conferendo al Pratto un equilibrio gustativo eccellente.

Sauvignon Blanc: l’esplosione aromatica

A completare la triade, il Sauvignon Blanc regala al Pratto un inconfondibile bouquet aromatico. Originario della regione francese di Bordeaux, questo vitigno è noto per i suoi profumi intensi di fiori bianchi, erbe aromatiche e frutta fresca. In climi freschi, come quello del lago di Garda, il Sauvignon Blanc sviluppa sentori di agrumi, mela verde e leggere sfumature erbacee, che si combinano armoniosamente con la struttura del blend. La sua vivace acidità e la freschezza immediata ne fanno un componente essenziale per l’equilibrio complessivo del vino.

Un vino di stile e personalità

L’incontro tra Turbiana, Chardonnay e Sauvignon Blanc dà vita a un vino dalla personalità poliedrica, capace di esprimere al meglio le peculiarità di ogni vitigno. Al calice si presenta con un colore giallo paglierino luminoso e brillante, mentre al naso emergono intense note fruttate, agrumate e floreali, con accenti minerali che si intensificano nel tempo. Al palato, il Pratto si distingue per la sua freschezza vibrante, la sapidità raffinata e la struttura avvolgente, con un finale lungo e persistente che invita alla scoperta di nuovi dettagli a ogni sorso. L’abbassamento del residuo zuccherino di questa vendemmia tardiva lo rende ancora più piacevole al palato e sicuramente più prestate nei diversi possibili abbinamenti.

Abbinamenti Gastronomici

Grazie alla sua versatilità, il Pratto si presta a numerosi abbinamenti gastronomici. Le versioni più giovani esaltano la delicatezza di antipasti di pesce, crostacei e primi piatti a base di verdure. La sua struttura gli permette di accompagnare con eleganza piatti di pesce più strutturati, carni bianche e formaggi a pasta morbida. Un vino che coniuga storia e modernità, tradizione e innovazione, il Pratto rappresenta una sintesi perfetta tra il carattere del terroir gardesano e la vocazione internazionale dei suoi vitigni. Un’esperienza enologica che seduce il palato e incanta i sensi.

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Il Pratto e la magia del Natale

Il Pratto: un abbraccio romantico per le festività di Dicembre

Dicembre è un mese magico: le luci delle decorazioni illuminano le città, i profumi delle cucine si mescolano con l’aria fredda e pungente dicembrina e le case si riempiono di calore familiare. Tra i simboli delle festività, il vino occupa un posto speciale, evocando convivialità e piacere. Tra le etichette che meglio rappresentano lo spirito natalizio, il Pratto di Ca’ dei Frati si distingue come un vero ambasciatore di eleganza e versatilità.

Il fascino del Pratto

Il Pratto nasce da un blend unico che unisce le qualità del Turbiana, dello Chardonnay e del Sauvignon Blanc, tre varietà a bacca bianca coltivati sulle sponde meridionali del lago di Garda che dona con il suo microclima al vino una personalità complessa e raffinata. Al primo sorso, il Pratto stupisce con una sinfonia di aromi e profumi (soprattutto varietali, dall’uva): le note tropicali si intrecciano a sentori di fiori bianchi e spezie (proprio adatte allo spirito natalizio!), mentre la freschezza si bilancia con una struttura morbida e avvolgente. Questo equilibrio lo rende perfetto per accompagnare i momenti più importanti delle festività, sia come aperitivo all’inizio del convivio, sia a tutto pasto.

Un vino per ogni occasione

Durante le feste, il Pratto si rivela infatti un compagno straordinario per diversi momenti. Servito come aperitivo, conquista con la sua vivacità e il suo carattere aromatico: è consigliato con tartine di pesce, ma anche qualche tapas più gourmet. A tavola, si sposa magnificamente con piatti di pesce bianco e intingoli di carattere dolciastro, crostacei e formaggi a media stagionatura, offrendo un tocco di eleganza ai menù più raffinati. E per chiudere una serata romantica sotto il vischio? Il Pratto, con la sua dolcezza discreta e la mineralità persistente, crea un’atmosfera unica con un gran finale.

Una scelta carica di emozione

Il vino non è solo una bevanda in Ca’ dei Frati, ma è un racconto di passioni e territorio. Il Pratto infatti porta con sé la storia di un luogo e la dedizione di chi lo produce. Scegliere questo vino per le festività significa abbracciare una tradizione che parla d’amore per la qualità e per il piacere di condividere. Si tratta infatti di una vendemmia tardiva, ovvero le uve che ne compongono il bland vengono raccolte più tardi durante la vendemmia, lasciate in pianta fino all’ultimo momento per ottenere una maturazione più avanzata. Si parla infatti di uve surmature (e non appassite, che nel caso di Ca’ dei Frati si utilizzano per il vino passito Tre Filer con lo stesso bland del Pratto).

Che si tratti di un dono per una persona speciale o di un brindisi tra amici, il Pratto si distingue per la capacità di trasformare ogni occasione in un ricordo prezioso. L’accento dolce al naso, ma il gusto secco al palato sanno conquistare i gusti di tutti gli invitati. Lasciati sedurre dal suo fascino e renderai uniche le tue festività con un calice di pura emozione.

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I colori del vino bianco

Un raggio di luce filtra nel bicchiere, il centro dell’osservazione: occhi attenti scrutano l’unghia del vino, che ruota nel calice, fino alla sua parte più colorata al centro del vortice. Poi si osservano i riflessi e il suo grado di brillantezza, la capacità di riemergere dalla luce, di restituire emozioni in colori. Sono sfumature e sottigliezze colorate ottenute da molteplici fattori: l’età del vino, il suo affinamento, la sua maturazione, ma anche il tipo di uva e la composizione chimica degli acini. Sono quattro le parole che determinano le emozioni percepite dagli occhi in primis, nel vedere roteare il vino in un calice:

  • Gli antociani, responsabili del colore rosso;
  • I flavoni, responsabili del colore giallo e delle sue variazioni al bianco;
  • I leucoantociani
  • Le catechine, che insieme ai precedenti donano le sfumature al vino.

Il colore inoltre è un indice non solo emozionale ed emotivo, ma anche di certezza: osservandolo infatti ci racconta molto della storia di un vino. Esprime il suo percorso, la sua vita, il suo riposo e la sua vitalità. E’ una sorta di indice di benessere che percepiamo con uno dei nostri sensi, in seguito al quale andremo a verificare con gli altri – il naso principalmente, – ascoltando il vino attraverso le sue emanazioni odorose.

In particolare il giallo del vino bianco subisce variazioni nel corso della nascita del prodotto, ma banalmente possiamo affermare che deriva da uve a bacca bianca che hanno subito una semplice spremitura, senza contatto (o nel caso si tratta di un contatto molto veloce a bassa temperatura) con le bucce, diversamente dal vino rosso che richiede un contatto macerativo più prolungato proprio per l’estrazione delle particelle coloranti.

Tale veloce contatto con le bucce non permette quindi il rilascio di colore (e di tannini, che risulterebbero fastidiosi nel vino bianco); inoltre le basse temperature a cui si svolge questo passaggio permettono di ottenere nel mosto sentori primari fini e raffinati – principalmente di frutta e di fiori – che contraddistinguono generalmente i vini bianchi. In caso contrario, qualora si faccia macerazione anche con uve a bacca bianca, si può parlare di vini macerati, come gli “orange wine”, carichi di colore fino a tonalità aranciate, che possono anche contemplare durante la produzione il principio dell’ossidazione.

Esistono infatti numerosi colori che possiamo associare a un vino bianco: tante sfumature, da palette più tenui a tonalità più cariche. Ciascuna di esse ha qualcosa da raccontarci, ma ci serve qualche parametro per poter interpretare correttamente questo codice enologico.

La valutazione cromatica del sommelier, detta anche sensazione cromatica (perchè percepita con l’organo della vista che varia in ogni caso in base alla fisiologia dell’osservante), contempla tre elementi: il primo è il colore puro, ovvero la lunghezza d’onda di colore dominante, cioè lo spettro di colore. Nei vini bianchi esso si divide in: giallo verdolino, giallo paglierino, giallo dorato e giallo ambrato in ordine di intensità. Segue poi la saturazione cioè l’intensità cromatica, a seconda che il vino sia più o meno “scarico” di colore. Infine la luminosità che non è altro che la vivacità cromatica.

I vini di Ca’ dei Frati, nella loro freschezza e mineralità, osservano per lo più i primi stadi del colore giallo, ovvero verdolino e ancor più adatto il paglierino, se ci riferiamo in particolare al Lugana I Frati Doc e al Brolettino, che grazie al passaggio in barrique di rovere francese nuovo, acquista qualche nota più carica. Naturalmente se ci riferiamo alle stesse etichette, ma nella versione Privilegio di Famiglia, con cinque anni di affinamento in bottiglia, si noterà che il colore giallo paglierino negli anni raggiunge sempre più lucicanze dorate, che accompagnano una virata dei sentori verso il tema del balsamico. Il Pratto invece, trattandosi di una vendemmia tardiva, si situa tra il giallo paglierino e il giallo dorato, soprattutto se tenuto qualche mese in più in affinamento. Allo stesso modo il Tre Filer, il passito da uve Turbiana, Chardonnay e Sauvignon Blanc – blend uguale al Pratto – si propone già con una veste più luminosa e carica di un giallo dorato, riverberato dalla dolce viscosità propria di questo nettare.

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I nostri vini & la cucina vegetale dello chef Edo

Siamo stati in compagnia dello chef Edoardo Nizzola, bresciano e specializzato in cucina vegetale, allievo della scuola di alta cucina dello chef stellato Leemann. La sua cucina è definita “dal Colore Buono”: in effetti non mancano tonalità, palette, fiori e frutti nei suoi piatti. Così tra una degustazione e l’altra abbiamo cominciato a parlare di pairing e di cucina vegetale, un trend molto di moda in questo momento, che sa offrire ai sommelier e ai wine lover diverse possibilità di creare abbinamenti speciali e curiosi.

Ci siamo allora concentrati su tre referenze fresche ed estive quali il Lugana I Frati, il nostro gioiello vinicolo figlio della Doc Lugana, il Cuvèe dei Frati Brut Metodo Classico, con la sua bollicina sveglia ed elegante, e il Pratto, la tipologia più amata in Oriente. A questi nostri vini lo chef Edoardo ha studiato abbinamenti vegetali da provare per una cena leggera, ma gustosa, dai tocchi orientali, senza scalzare la tradizione mediterranea.

Ecco qui le sue curiose proposte.

Piccola farinata di lenticchie rosse e cipolla di Tropea, cagliata di mandorle, contrasto di pesca gialla su carpaccio di cetriolo carosello e mele Fuji

Abbinamento con Cuvèe dei Frati Brut Metodo Classico – 90% Turbiana e 10% Chardonnay

Ingredienti per 4 persone:

  • Lenticchie rosse decorticate 160gr
  • Acqua gasata 250gr
  • Cipolle rosse di Tropea 40gr
  • Mandorle 100gr
  • Acqua 250gr
  • Succo limone 20gr
  • Sale 3gr
  • Pesche 200gr
  • Aceto di mele 5gr
  • Mele n1 grossa
  • Cetriolo Carosello n1

Prendete le lenticchie rosse decorticate e frullatele in un blender in modo da renderle più impalpabili possibili, poi con l’aggiunta dell’acqua gasata create una pastella, aggiungete un po’ di sale e lasciate riposare. A questo punto fate la cagliata di mandorla: frullate le mandorle con l’acqua per ottenere un latte di mandorla, prendete una pentola e versate il latte, dopo averlo fatto bollire aggiungete il succo di limone e cuocete per circa 15 minuti. Fate raffreddare e poi passatele al minipimer. Prendete le pesche, tagliatele e fatele cuocere per circa 10 minuti con l’aceto di mele e un pizzico di sale. Ora recuperate la pastella di lenticchie e con l’aiuto di un ring d’acciaio date una forma alle vostre cecine e fatele cuocere da entrambi i lati in una pentola antiaderente. Tagliate la mela e il cetriolo il più fine possibile e, alternandoli, fate una raggiera dove posizionerete al centro la vostra cecina e condite con la cagliata di mandorla e il contrasto di pesca.

 

Risotto di Carnaroli Veronese, mantecato con cacio Romano e wasabi, dadolata di avocado e grano saraceno scoppiato

Abbinamento con il Pratto – Turbiana, Chardonnay e Sauvignon Blanc

Ingredienti per 4 persone:

  • Riso Carnaroli 200gr
  • Cacio romano 60gr
  • Wasabi 2gr
  • Avocado 60gr
  • Grano saraceno 20gr
  • Olio EVO di Ca’ dei Frati 10gr
  • Vino Pratto 10gr
  • Erba cipollina 10gr
  • Ribes n9 bacche
  • Burro 8gr
  • Acqua 600gr
  • Sale Maldon 4gr
  • Verdure miste per brodo 100gr

Prendete l’acqua e le verdure precedentemente lavate (vanno bene anche dei ritagli di qualsiasi genere, l’importante che non colorino troppo il nostro brodo). Fate bollire il brodo per circa 30 min poi togliete le verdure e lasciate riposare.
A parte prendete una casseruola, mettete il riso, un filo d’olio evo e cominciate a scaldare il tutto. Quando sentite un leggero scoppiettio sfumate con un goccio di vino Pratto, lasciate evaporare il vino e cominciate ad aggiungere il brodo. Nel frattempo mettete in una casseruola dell’ olio evo e portatelo ad una temperatura di circa 190 gradi, aggiungete poco alla volta il grano saraceno: vedrete che si aprirà come se fossero popcorn. Una volta aperti, toglieteli dalla pentola e lasciateli da parte ad asciugare. Riprendete il nostro risotto aggiungendo brodo a necessità: il tempo di cottura del Carnaroli è di circa 15 minuti più la mantecatura a fuoco spento. Potete, nel mentre, prendere l’avocado e tagliarlo a cubetti aggiungendo 2 grani di sale Maldon. Prendete il cacio e cominciate a grattugiarlo. A questo punto saranno passati i minuti di cottura del risotto. Toglietelo dal fuoco aggiungendo il cacio, il wasabi e il burro, mescolate bene affinché il risotto risulti bello cremoso e siete pronti per finire il piatto. Versate il risotto nel piatto cercando di appiattirlo un po’, disponete i cubetti di avocado e la parte croccante del grano saraceno e, per dare una nota leggermente più acida, decorare con gambi di erba cipollina e qualche bacca di ribes.

 

Sottile di anguria con maionesi di curcuma e alga spirulina, contrasto di albicocca e olio ai profumi estivi dell’orto

Abbinamento con il Lugana I Frati – 100% Turbiana 

Ingredienti per 4 persone:

  • Anguria 200gr
  • Sale 8gr
  • Olio EVO di Ca’ dei Frati 100gr
  • Rosmarino 10gr
  • Latte di mandorla 200gr
  • Olio di girasole 300gr
  • Succo di limone 25gr
  • Curcuma 8gr
  • Alga spirulina 6gr
  • Albicocche 60gr

Prendete l’anguria e togliete la buccia verde, tagliatela a pezzettoni e condite con l’olio evo, il sale e il rosmarino. Cuocete a 130 gradi per circa 3 ore. Una volta raffreddata cercate di togliere più semi possibili e poi, con l’aiuto di un frullatore, cercate di sminuzzare la polpa. A questo punto mettetela in un sacchetto di plastica: dovete cercare di appiattirla il più regolare possibile in modo da avere uno spessore uguale su tutta la superficie. Ora mettetela a compattare in congelatore. A parte cominciate a far cuocere le albicocche con un goccio di limone e una punta di sale per circa 10 minuti, frullatele con un minipimer e lasciate raffreddare. Preparate le maionesi con il latte di mandorla, il sale, il succo di limone, la polvere di curcuma da una parte e l’alga spirulina dall’altra, versate a filo l’olio di girasole e montate il tutto con un minipimer. A questo punto potete togliere i carpacci dal congelatore e tagliargli della misura che desiderate. Adagiate subito il carpaccio in un piatto e cominciate a condirlo con le maionesi e il contrasto di albicocca. Finite il tutto con un goccio di olio evo che avrete precedentemente fatto aromatizzare con erbette spontanee dell’orto d’estate.

 

Se volete rifornirvi dei nostri vini in tempo per organizzare il vostro pranzo o la vostra cena con le nostre ricette, li trovate qui.

Vi auguriamo buon appetito!

Lo Chef Edoardo Nizzola
“La mia esperienza lavorativa inizia al Gambero di Calvisano con una cucina tradizionale ma innovativa; sono stato per 8 anni proprietario e socio del ristorante Fiamma Cremisi a Viadana di Calvisano con cucina tradizionale rivisitata, poi bancheting e ristorazione al Monastero a Soiano del Lago cucina di carne e di pesce, infine ritorno a Brescia al Castello Malvezzi con cucina mediterranea innovativa. Decido di ritornare sul lago prima su una sponda a Rivoltella presso la trattoria Dall’abate con cucina di pesce e poi sull’altra sponda a Padenghe per aprire il ristorante Miralago con cucina di carne e di pesce dal taglio innovativo, infine a Castiglione da Mutty con una proposta solo vegetale dopo un percorso dallo chef Pietro Leeman, cucina che a me piace chiamare cucina dal Colore Buono”.

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