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Tag: vendemmia

Il poetico ciclo di vita della vite

Chi ama il vino ha un legame stretto con la natura. Un legame inscindibile, quasi ancestrale, di quelli in cui la forma di comunicazione non è parlata o scritta, ma è sentita.
Solo vivendo a stretto contatto con la natura si capisce il vero significato di “Terra Madre”. Nella vigna questo è ancor più percettibile e, osservandola attentamente, ci si rende conto di avere a che fare con una vera forma di vita. Forse per questo si chiama vite?

Del resto, se ci pensiamo, il ciclo di vita della vite inizia proprio con un pianto, una lacrima, che annuncia che tutto sta per nascere, come il vagito di un bimbo. Un momento di grande tenerezza che ogni anno ci incanta. Da quel giorno la pianta assume una fisionomia diversa e si apre alla vita. I piccoli tralci crescono per aggrapparsi ai filari più sicuri per sfidare il vento.

A giugno la vigna vive la sua primavera con la fioritura e rilascia tra i filari un delicato profumo che poi si ritrova piacevolmente nel bicchiere. Ma c’è un momento che più di ogni altro avvicina l’uomo alla pianta. Tra la fine luglio e gli inizi di agosto, accade qualcosa di magico e misterioso: l’invaiatura. Gli acini dalla buccia verde acquisiscono trasparenza e, guardandoli attraverso la calda luce del sole, pare di vedere il grembo materno, e si vive una sensazione simile a quando, con l’ecografia, si percepisce il primo battito del cuore. Da qui il grappolo prende forma e diventa maturo raccogliendo ciò che pianta e suolo possono donargli e tutto il suo sapere viene allora tramandato.

A questo punto il grappolo può avere due destini davanti a sé. Uno che lo porta ad invecchiare, lo raggrinzisce, perde la sua vigoria e pian piano, la sua forza diventa dolce, dolcissima, fino a lasciarsi andare a terra donando i semi che potrebbero portare ad una pianta nuova. L’altro viene raccolto in un clima di grande serenità e gioia. I giorni della vendemmia sono fatti di lavoro duro, di notti insonni, ma anche di canti e risate tra i filari, mentre mani veloci ed esperte selezionano il frutto migliore. Solo dopo queste fasi si trasformerà e diventerà vino, una forma di vita diversa in un universo parallelo dove racconterà le storie dei luoghi da cui proviene in un’altra forma, con un altro aspetto.

 

Gianpaolo Giacobbo

Turbiana, vendemmia, vita, vite

Intervista in vendemmia a Igino Dal Cero

Siamo in tempo di vendemmia da ormai dieci giorni. Per il vignaiolo è davvero il periodo più importante dell’anno: gli equilibri naturali sono fondamenti nell’interazione con l’attività umana. Il rispetto della terra e delle vigne è il fondamento della filosofia viticola dell’azienda.

Abbiamo intervistato per voi Igino Dal Cero, il produttore ed enologo di Ca’ dei Frati, sulla nuova annata 2021. Il Turbiana presenta degli ottimi grappoli, dolci e acidi allo stesso tempo, proprio come è tipico del nostro vitigno autoctono per il Lugana DOC. Igino, rubato tra un impegno e l’altro dato il momento molto caldo e delicato, si racconta e si apre tra previsioni, ricordi e novità. 

 

“Ciao Igino, avete iniziato la vendemmia da pochi giorni, ma sicuramente sarai in grado di fare per noi in anteprima una previsione sulla nuova annata di Lugana 2021. Come ti sembra? Quali sensazioni ti suscita? Ma soprattutto sei contento di come sta andando?”. 

“La vendemmia 2021 rappresenta un’annata davvero particolare. È stata caratterizzata da forti sbalzi di temperatura e soprattutto da un clima mite non particolarmente caldo, che ha favorito una maturazione corretta, ma non precoce. Proprio per questi motivi la mia sensazione è che ne esca un vino con un’acidità un po’ più alta del solito, a favore di un’aromaticità più sostenuta, quella del bouquet varietale che io amo. Abbiamo perfino spostato la vendemmia di una settimana per favorire la maturazione delle uve: come dicevo infatti, era un po’ indietro, ma per me questo è sicuramente un bene per il prodotto che ne nascerà”. 

“Sappiamo Igino che hai tanta esperienza di vendemmie susseguitesi negli anni: se non contiamo male questa è la tua quarantaduesima vendemmia. Ci raccontavi infatti che la tua prima vendemmia è stata a sedici anni, non ancora maggiorenne. Cosa ti porti dietro da un’esperienza così importante?”.

“Accidenti, sono così tante? – sorride Igino, mentre con gli occhi rovista nella memoria – Ricordo bene le prime annate, nonostante fossi un ragazzino. Ricordo molto bene il senso di responsabilità che incombeva su di me data da mio padre Pietro. Parlava poco, giusto qualche dritta, le spiegazioni necessarie per non sbagliare e da cogliere al volo. Ho apprezzato il fatto che mi abbia lasciato sempre “sbagliare”, mi ha sempre fatto lavorare con la mia testa, provando e riprovando, però con il suo fiato sul collo. È stato un insegnamento silenzioso di grande valore e che porterò sempre con me”. 

“Che emozioni ti suscita la vendemmia? Il profumo dell’uva, il rumore dei trattori che trasportano l’uva, ma anche i canti e le chiacchiere che nascono da questi momenti rappresentano per te una ritualità che si ripete a distanza di un anno?”.

“Non mi sento di parlare di un rito, anche se è vero che la vendemmia avviene regolarmente ogni anno quando le viti ci regalano i loro frutti. Quello però che mi ha sempre colpito è la continua evoluzione della vendemmia stessa. Ogni anno, tralasciando la qualità dell’annata data dalla natura più o meno clemente, rappresenta per me una crescita continua, una perenne ricerca, per ogni vendemmia, proprio come fosse la prima”. Dopo una breve pausa Igino, si guarda attorno, osserva i ragazzi che lo aiutano nelle diverse mansioni, osserva l’uva in arrivo con sguardo indagatore, ma carico di soddisfazione e aggiunge: “E’ una grande responsabilità: provo un’ansia, intesa positivamente, per capire e comprendere il più possibile le caratteristiche dell’annata, per interpretarla al meglio e valorizzarla. Ma ritengo che sia proprio questa sensazione che mi faccia ragionare e pensare per tirare fuori il massimo che posso ottenere. Ogni anno così mi misuro un po’ con la natura, ma davvero non è mai una sfida. Per me la vendemmia è un regalo, nonostante il periodo di duro lavoro”. 

“Sappiamo bene che non sei mai fermo. Nel 2020 infatti hai inaugurato il nuovo impianto di pigiatura. Ci racconti quali sono le sue caratteristiche principali e perchè è così importante per ottenere un buon vino?”.

“Sì, bhè innanzitutto la nostra vendemmia è svolta esclusivamente a mano: in questo modo possiamo selezionare i grappoli e soprattutto possiamo avere più cura del frutto, da cui tutto parte. Arrivata in cantina, l’uva viene caricata nelle presse a caduta. Questo sistema ottimizza al massimo la raccolta. Inoltre ho la possibilità di trattare uva intera, uva pigiata o diraspata, così ho più raggio di azione nel massimo rispetto del frutto. Cosa fondamentale di tutto questo sistema, che mi sta molto a cuore, è la continua protezione dell’uva dall’ossigeno: la mantengo infatti come fosse in una sfera di cristallo per evitare ossidazioni che potrebbero rovinare i suoi sentori varietali. Per quanto mi riguarda non c’è cosa più bella che bere un vino che parla del territorio dal quale proviene, un vino ricco delle sue caratteristiche, dove la mano del vignaiolo rispetta i caratteri dettati dalla natura. È questa la mia interpretazione del vino”. 

 

 

Igino Dal Cero, intervista, vendemmia